https://x.com/hashtag/ucraina?src=hashtag_click Lo sviluppo e la messa in campo, da parte ucraina, di droni economici che raggiungono i 150 km è la vera cartina di tornasole di questa guerra. Come abbiamo visto nell'ultimo mese e nelle ultime settimane, il raggio dei droni ucraini è aumentato sempre di più. Gli effetti sulla logistica russa sono devastanti, perché le linee posteriori non sono attrezzate, i camion e i treni sono una preda facile, e organizzare un qualsiasi tipo di offensiva con la logistica esposta diventa ipotetico. È quello che gli ucraini chiedevano all'Occidente in termini di munizionamento a media distanza, e che è arrivato con il contagocce. Gli ucraini hanno sopperito con i droni. Non solo, questi droni a lungo raggio possono costituire una vera seconda linea sulla frontline. Mentre ora c'è solo una fascia di dronisti che è a 10-20 km dal fronte, adesso se ne può creare una molto più indietro, che può sopperire ad eventuali perdite di questa prima fascia (più esposta ai bombardamenti russi). Aumenterà di conseguenza ancora di più la terra di nessuno. In generale, quello che già pensavo a inizio anno viene confermato dagli sviluppi ucraini in termini di droni: una maggiore indipendenza dagli Stati Uniti e dalle armi occidentali, per una maggiore dronizzazione fatta in produzione con tecnologie innovative. È palpabile ormai il timore russo verso quest'arma, perché la già scarsa contraerea russa (i turchi dovranno chiedersi se sia valsa la pena spendere soldi per quegli S-400 che hanno dimostrato performance scadenti) viene sistematicamente colpita da questi droni, e si aprono voragini per gli UAV a lunghissima percorrenza che colpiscono, ormai ogni giorno, raffinerie, porti, industrie, la marina e qualsiasi tipo d'infrastruttura militare a distanze importanti. Il timore che la stessa Mosca sia sotto minaccia dei droni (e se fossi un cittadino di Mosca sarei molto più spaventato dai proiettili in ricaduta dei Pantsir...) è palpabile nel nervosismo che circola intorno alla consueta parata annuale, con tanto di sicurezza speciale per Putin e le varie minacce. Come già dicevo precedentemente, l'assenza di una mobilitazione, una leva minore rispetto agli anni precedenti e un maggior tasso di perdite russo, associato a un minore afflusso di volontari (ormai o sepolti o tornati a casa), determina un tasso di avanzata basso con un dispendio umano enorme. A questo si associano le nuove e moderne fortificazioni ucraine, che ancora sono state solo sfiorate, con effetti sugli attaccanti che si possono quantificare con il termine di “carneficina”, e che continuano a moltiplicarsi su tutto il fronte. Associamo anche l'aumento dei droni e del loro raggio, e si capisce come l'offensiva primavera-estate, che consiste nella pressione sistematica su tutti i fronti buttando la quantità di “carne” della leva annuale, quest'anno sarà impossibile. La meccanizzazione non ha trovato nessuna contromisura efficace ai droni e, in generale, il tasso di sostituzione dei blindati è basso, visto il consumo abnorme. Al tempo stesso, tutte le difficoltà di cui sopra lasciano aperta solo la tattica dell'infiltrazione a piccoli gruppi o singoli, che può avere una certa continuità, visto il consumo di fanteria, solo in pochi settori. Penso a Kostjantynivka e penso all'area di Kramatorsk e Siversk, dove l'unico obiettivo realistico russo è cercare di avvicinarsi alle due città per colpire con droni e artiglieria al pari di Kherson. Non credo che la direttrice di Dnipro e Dobropillja abbia più un senso strategico in questo contesto, tantomeno Zaporižžja, dove tra i russi e Orichiv ormai ci sono campagne esposte e chilometri di filo spinato. Ho dei dubbi su Kup"jans'k, che potrebbe essere un obiettivo secondario rispetto al principale, ma in generale non mi aspetto altro che una lenta avanzata, con un attrito folle, che diventerà sempre più lenta. Fino a che un giorno non si fermerà del tutto.