La Chiesa non avrà mai […] trionfi [mondani] che praticamente diminuirebbero la sua vera vita. Essa è pellegrina, naviga verso gli eterni lidi, è combattente e imbattuta aspira all’eterna vita e non può trovare sulla terra né la sua dimora né la perfetta calma né il riposo.
Questa grande verità fu manifestata da Gesù Cristo con una scena reale, perché fosse rimasta impressa nell’anima dei suoi apostoli e della Chiesa. Egli, venuta la sera, volle passare all’altra riva del lago. Si pose a poppa della navicella, s’adagiò su di un guanciale e s’addormentò mentre gli apostoli remigavano.
Era presente e sembrava assente. Lo nascondevano le tenebre e lo eclissavano il silenzio poiché dormiva. Improvvisamente si levò una bufera di vento che sospingeva le onde nella barca, fino a riempirla. Sembrava che da un momento all’altro affondasse: non c’era scampo e Gesù dormiva.
È l’unica volta che il Vangelo ci parla del sonno di Lui ed era un sonno nella tempesta.
Agli apostoli sembrò una noncuranza da parte sua e lo svegliarono. Eppure Egli non solo si curava di loro ma ne provava e fortificava la fede. Si levò allora pieno di maestà, sgridò il vento, impose al mare di tacere e di calmarsi e subito si fece grande tranquillità, con immenso stupore degli apostoli.
Era la sintesi del cammino della Chiesa nei secoli: Essa passa da una riva all’altra, dal tempo all’eternità. È in compagnia di Gesù ed è in balìa delle onde delle umane vicende e delle umane tempeste. Gesù Cristo è con Lei ma sembra che dorma nel silenzio eucaristico e quasi appare noncurante delle lotte che Essa affronta, proprio quando maggiore è il pericolo. Egli tace ma è presente. Tace perché vuol essere risvegliato dalla fede e, quando le preghiere diventano grido di vera fede, allora solo si leva ed impone la calma alla tempesta.
La domanda che si fecero gli apostoli: Chi è mai costui cui il vento ed il mare obbediscono? Fa vedere chiaro che la loro fede era ancora imperfetta: Gesù permise la tempesta per risuscitarla, come permette nella Chiesa le grandi tempeste per rinnovarci nella fede. Confidiamo in Gesù nelle oscurità dello spirito e confidiamo in Lui, ora specialmente che la Chiesa si trova in tempeste terribili mai viste prima. Nelle nostre tempeste rifugiamoci in Lui e, in quelle della Chiesa, preghiamo perché venga la calma nella fecondità spirituale delle anime e nella suprema aspirazione all’eterna vita.
Confidiamo, dormiamo anzi sul Cuore divino di Gesù e rifugiamoci ai piedi del suo altare. Là Egli non si vede ma si sente e lo sente la fiducia che lo cerca come unica salvezza. Siamone certi: la tempesta non ci può sommergere se confidiamo in Lui e perciò dilatiamo il cuore nel suo amore e viviamo innanzi ai suoi tabernacoli. Essi sono la fortezza della Chiesa, sono il riposo nella tempesta, sono la potenza che le impone il silenzio e la calma. O Gesù, vita della tua Chiesa, ascolta la sua voce supplicante. Levati sulle tempeste che tentano sommergerla, imponi la calma, riduci al silenzio le infernali potenze. Vinci, vinci e venga il tuo regno in tutta la terra, fatta un solo ovile sotto un solo pastore per la tua parola di vita!
[Don Dolindo Ruotolo, dal commento al Vangelo di Marco].