Jesus Maria! Carissimi, la parte finale del Salmo 125 [126] conduce all’interno di una delle verità spirituali più profonde e paradossali della fede cristiana. La gioia non nasce dall'assenza di dolore ma dalla sua trasfigurazione: «Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia. Nell’andare se ne va e piange, portando il seme da gettare ma, nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni» (Sal 125 [126], 5-6). Questa immagine agricola è potente: nessun contadino si aspetta un raccolto senza la fatica della semina. La semina richiede sforzo, pazienza, fiducia. Il seme viene gettato nella terra, scompare alla vista, muore e, solo attraverso questa morte, può portare frutto. Gesù stesso usa questa immagine per parlare del suo mistero pasquale: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimane solo. Se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12, 24). LA CROCE DI CRISTO È LA SEMINA SUPREMA NELLE LACRIME. Sulla croce, il Figlio di Dio sperimenta l'abbandono, il dolore fisico e spirituale più atroce. Quelle lacrime e quel sangue, versati sulla terra, sono diventati il seme della nostra salvezza. La mietitura gioiosa è la Risurrezione, la vittoria sulla morte che ha aperto per noi le porte del Cielo. Il cristiano è chiamato a partecipare a questo mistero. San Paolo esprime questa realtà con parole audaci: «Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1, 24). Questo non significa che la sofferenza di Cristo sia stata incompleta ma che noi, come membra del suo Corpo, siamo chiamati a unirci al suo sacrificio, a “seminare” con Lui. Le nostre sofferenze quotidiane, le malattie, le incomprensioni, le fatiche del dovere, se vissute in unione con Cristo, diventano una semina feconda per la salvezza nostra e del mondo. La santità non consiste nell'evitare la sofferenza ma nel permettere a Dio di trasformarla in amore fecondo. Cosa significa, concretamente, “seminare nelle lacrime”? Significa vivere con intenzione soprannaturale le piccole e grandi sofferenze e fatiche di ogni giorno. La pazienza con un collega difficile è un seme. Alzarsi di notte per accudire un bambino malato è un seme. L'ascolto attento di una persona sola e lamentosa è un seme. La fedeltà alla preghiera quotidiana, anche quando sembra arida e inutile, è un seme. Perdonare chi ci ha ferito, scegliendo di non serbare rancore, è un seme. Offrire il dolore di una malattia, la fatica di un lavoro ingrato, l'incertezza del futuro, tutto questo è “portare il seme da gettare”. L'importante è l'intenzione. Si tratta di unire consapevolmente la nostra piccola croce alla grande Croce di Cristo, offrendo tutto per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Questo non rende la sofferenza piacevole ma le dà un senso e una fecondità infinite. Trasforma ciò che altrimenti sarebbe un peso sterile in un atto di amore redentivo. Il credente semina nel buio della fede, senza vedere subito i risultati. Crede e spera. La speranza teologale non è semplice ottimismo. È la certezza, fondata sulla fedeltà di Dio, che il raccolto arriverà. Forse non lo vedremo in questa vita o non nella forma che ci aspettiamo ma nessuna lacrima offerta a Dio andrà perduta. Guardiamo, in modo speciale, alla Vergine Maria che, ai piedi della croce, seminò nel dolore più grande, diventando Madre di tutti i viventi e Causa della nostra gioia. Lei è la donna della speranza che ci insegna ad attendere con fiducia l'alba della risurrezione.