Nei giorni in cui in Italia celebravamo il 25 aprile, la Festa della Liberazione dal nazifascismo, abbiamo assistito in varie città italiane a scene vergognose contro chi portava in piazza la bandiere ucraina - simbolo di resistenza contro l'invasore nell’Europa del XXI secolo - e sono tornati a circolare alcuni leit-motiv della propaganda putiniana sull’Ucraina, anche da parte di chi si professa antifascista ma non riconosce la resistenza ucraina contro l’invasione russa.
Ancora oggi, a distanza ormai di più di quattro anni, sentiamo parlare di “Ucraina nazista”, di “intervento russo per salvare i russofoni”, di “denaficazione dell’Ucraina”, di “guerra per procura” di Stati Uniti, NATO, Occidente, di “genocidio dei russofoni” e “guerra civile in Donbas”. Filoni di una propaganda potente, preparata da almeno 15 anni, che si è insinuata subdolamente e in modo efficace fino a farsi convinzione in alcune fasce della popolazione italiana, anche grazie al ‘lavoro sporco’ di alcuni giornalisti, storici, politici di primo piano nella maggioranza e nell’opposizione.
Proprio in questi giorni, il 2 maggio, ricorrono i 12 anni del massacro di Odesa in cui morirono 48 persone nei violenti scontri tra nazionalisti ucraini e filorussi nell’incendio della Casa dei Sindacati, uno dei casi cardine della propaganda moscovita per parlare di genocidio dei russofoni e di nazisti ucraini contro filorussi pacifici.
Una recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (ECHR) ha riconosciuto la responsabilità della autorità ucraine, sottolineando la loro “negligenza” sia nel non prevenire gli scontri che nel circoscrivere l’incendio della Casa dei Sindacati che nelle successive indagini. Ma, nella ricostruzione di quanto accaduto, ha di fatto smontato la disinformazione russa. A Odesa, gli ultras di due squadre di calcio ucraine, il Metalist Kharkiv e il Chernomorets Odesa, avevano deciso di marciare insieme nel segno dell’unità nazionale. Alla marcia erano presenti gruppi radicali fra i tifosi (molti di loro andranno a combattere nei battaglioni di volontari in Donbas), così come comuni cittadini di Odesa, per un totale di circa duemila persone.
Durante il corteo i manifestanti vengono attaccati da trecento attivisti filorussi ben equipaggiati e armati. Tra questi c’erano anche titushky, picchiatori e combattenti di arti marziali assoldati dal regime per infiltrarsi e attaccare i manifestanti contro il governo dell’allora presidente Yanukovych.
L’escalation degli scontri avviene, poche ore dopo, alla Casa dei Sindacati. Lanci di molotov da entrambe le parti portano a un incendio in cui muoiono 48 persone, soprattutto filorussi asserragliati nell’edificio, morti di asfissia. In pochi minuti, dalla guerra si passa al salvataggio, come ricorda un reportage del giornalista di Odesa Sergey Dibrov: gli attivisti pro-ucraini chiamano i pompieri e aiutano gli avversari a uscire (solo poche decine di estremisti continuano la guerriglia urbana a oltranza). Il giorno successivo, negli ospedali di Odesa, i cittadini porteranno aiuti ai feriti, senza distinzioni di credo politico.
La propaganda russa userà la tragedia per iniziare a parlare di genocidio della popolazione russofona: una versione sconfessata dal Consiglio d’Europa, dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e dall’OSCE. Eppure questa versione è riuscita ad accreditarsi e a farsi strada, insieme ad altre false narrazioni, per screditare l’Ucraina e giustificare l'invasione criminale: l’artificialità dei confini statali ucraini, il complotto ordito da UE e NATO contro la Russia usando l’Ucraina come cavallo di Troia per distruggerla, la questione nazista e il colpo di Stato di Euromaidan, il genocidio dei russofoni del Donbas per mano dal governo di Kyiv, la mancanza di volontà dell’Ucraina di voler accettare una pace offerta da Mosca.
Abbiamo analizzato e smontato le principali ‘fake news’ sull’Ucraina della propaganda russa una per una 👇
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