Storia di un uomo che insegnava ai bambini a sognare🧵
Khaled Daoud, 67 anni, insegnante, una vita dedicata ai bambini del campo profughi di Dheisheh.
Nel 1994 fonda il Centro Comunitario Ibda'a: asili nido, scuole materne, scuola di musica, danza, arte, informatica, calcio, pallavolo femminile.
Il Certro Ibda'a è gratuito, vive grazie alle donazioni dei palestinesi all'estero.
Poi accade uno splendido imprevisto: il talento dei bambini travalica i confini.
I video delle esibizioni dell'orchestra dei bambini di Ibda'a e della compagnia di danza diventano virali, ne parlano i media internazionali.
Teatri e festival musicali di mezzo mondo li invitano a esibirsi.
I sogni di bambini talentuosi nati in un campo profughi prendono forma.
Il clamore intorno ai bambini di Ibda'a infastidisce il regime di occupazione militare.
La narrazione dei bambini terroristi, ad uso e consumo degli idioti e razzisti occidentali rimbecilliti dalla propaganda complice, rischia di vacillare.
Bisogna correre ai ripari.
I militari dell'IDF irrompono nel Centro e arrestano Khaled.
Nei paesi civili si chiama sequestro di persona, in Israele detenzione amministrativa.
Nessuna accusa né processo.
Durante il trasporto in carcere, viene picchiato selvaggiamente. In prigione, più volte torturato.
Khaled è un uomo malato, soffre di una grave forma di artrite reumatoide e la detenzione aggrava la malattia.
Nel giugno del 2024, dopo sei mesi, viene rilasciato.
L'orrore sembra finito, invece è solo all'inizio.
A febbraio 2025 i militari irrompono di nuovo nel Centro, hanno un ordine di chiusura di sei mesi per "attività non autorizzate".
Il Centro Ibda'a è costretto a chiudere, potrà riaprire ad Agosto.
Agosto finalmente arriva, i bambini sono entusiasti.
Mancano pochi giorni alla riapertura quando ritornano i militari e arrestano nuovamente Khaled.
Detenzione amministrativa, nuovo sequestro di persona.
Khaled ha 67 anni, è gravemente malato, non è più in grado di compiere alcuna azione senza un aiuto.
Un carceriere sadico gli ordina di alzarsi dal letto senza l'aiuto dei compagni, sa che non è in grado, lo afferra e lo scaraventa a terra, Khaled cade a peso morto e si rompe i denti e due costole.
Trascorrono i mesi, perde 20 kg, ha un collasso.
Gli israeliani dispongo la scarcerazione ma Khaled non è in grado neanche di uscire dal carcere.
Chiamano un'ambulanza palestinese che lo preleva e lo conduce direttamente in ospedale.
Una sua cara amica attivista e giornalista israeliana si reca in ospedale, Khaled gli racconta l'inferno in terra, delle torture subite, delle umiliazioni, della privazione del cibo e delle continue percosse "persino i dottori nell'ospedale del carcere mi hanno picchiato".
Otto giorni dopo il ricovero, Khaled Daoud Al-Saifi muore.
L'amica di Khaled racconta la sua storia in uno struggente articolo pubblicato da Haaretz.
Al funerale, la pioggia battente si mescola alle lacrime di centinaia di bambini accorsi per l'ultimo saluto.
https://x.com/i/status/2053813100076290474