ITALIA PAESE
Una riflessione severa ma necessaria per svegliare il popolo italiano che giace in un sonno profondo
L'Italia è un paese di miserabili, di pavidi, di rosiconi, di servi, di gente a cui piace stare sottomessa.
Forse gli dà sicurezza, forse non crede di avere alternative. Sa che l'unica libertà di scelta che ha è quella di scegliere il suo padrone.
I servi, però, non sono felici. La sottomessione provoca frustrazione. Inghiottire ogni giorno umiliazioni rende cattivi. E tutto ciò che si desidera quando si è dei poveri sfigati è trovare qualcuno più sfigato di te e bullizzarlo.
Davanti alle prevaricazioni subite, gli italiani non hanno avuto il coraggio di ribellarsi e adesso pensano che sia arrivata l'ora della riscossa. Perché ora c'è finalmente un capro espiatorio: lo straniero.
Prima hanno sempre abbassato la testa. Hanno avuto occasione di fare la rivoluzione negli anni '70 e '80 ma sono mancate le palle. In fondo, che ce frega dei padroni quando c'è la bamba e le zinne di Colpo Grosso?
Pur di non avere coraggio e non combattere hanno sopportato di tutto. Dalle stragi di stato a tre tentativi di golpe. Dall' eversione al piano Gladio alla loggia P2. Si sono sottomessi alla mafia, alla Democrazia Cristiana ai preti. Si sono sottomessi a padroni, padroncini e caporali.
E chi non si inginocchiava come loro veniva da loro insultato: sei solo invidioso dei ricchi.
Hanno abbassato la testa quando è stata tolta la scala mobile, quando Soros ha speculato sulla lira, quando Amato ha fatto il prelievo forzoso su tutti i conti degli italiani, quando nel 2001 i negozianti hanno speculato sul cambio in euro raddoppiando letteralmente i prezzi nominali.
Sono stati zitti davanti a tutte le guerre contro l'Italia, a partire da quella contro la Jugoslavia, Iraq, Libia, Siria, le sanzioni a Russia e Iran che hanno danneggiato il nostro Paese. Sono stati zitti davanti alla tragedia del Cermis. A Ustica.
Non sono scesi in piazza neanche per la riforma delle pensioni della Fornero che ha provocato migliaia di esodati , alcuni dei quali si sono suicidati per la disperazione.
Sono rimasti indifferenti davanti alla precarizzazione del lavoro che ha condannato una generazione (la mia) a scegliere tra emigrazione o emarginazione; alle delocalizzazioni, all' abolizione dell' articolo 18, allo smantellamento della sanità e della scuola, di tutti ciò che è welfare.
Non hanno protestato neanche quando l'UE ha chiuso i media russi, ha bloccato l'energia russa, provocando un aumento dei prezzi. E neanche quando le nostre tasse sono state mandate in Ucraina per i cessi d'oro di Mindich.
Non hanno mai mosso un dito contro il potere, semmai alzavano le mani contro chi protestava.
Io me le ricordo le finestre chiuse a Cinisi quando passava il corteo per Peppino Impastato. Mi ricordo gli insulti dei passanti quando raccoglievamo le firme per l'acqua pubblica, distribuivamo i volantini contro il licenziamento di operai o la chiusura di ospedali.
Un contratto di lavoro non è un matrimonio. La sanità pubblica non funziona, perché devo pagare le cure agli altri? Comunisti! sfigati! Odiatori!
Adesso piangono. Piangono e muoiono come cani nelle corsie di ospedali o perché non arriva un' ambulanza.
Piangono perché ci sono le strade delle città piene di spazzatura e crack, nonostante ogni metro quadro delle nostre vie abbia una videocamera di sorveglianza.
Piangono e se la prendono coi comunisti, gli unici che hanno combattuto per evitare che arrivassimo a ciò e che li avevano avvertiti più di trent'anni fa.
Piangono e odiano perché gli immigrati ricevono i sussidi appena sbarcano clandestinamente (ma quando mai, i sussidi si ricevono dopo 5 anni di residenza ufficiale, ignoranti!) mentre i poveri pensionati fanno la fame.
Fanno la fame perché non avete mosso un dito quando il sistema previdenziale è stato smantellato. La colpa è della vostra ignavia, della vostra vigliaccheria.
La verità è che aveva ragione Carlo Giuliani, la cui morte gli italiani hanno acclamato come delle jene crudeli.