Veniamo da più di 30 anni di riforme regressive del mercato del lavoro (eliminazione della scala mobile, pacchetto Treu, DL 368/2001, legge Biagi, decreto Sacconi, riforma Fornero, Jobs Act, Decreto Poletti, DL Lavoro), di Unione Europea, di privatizzazioni, di liberalizzazioni, di avanzi primari e di euro. E così i lavoratori a tempo parziale sono passati dal 12,4% del 2004 al 16% del 2025 (più di 4 milioni). Tra questi, sono sensibilmente aumentate le persone costrette al tempo parziale involontario, che sono passate dal 33% del 2004 al 50% del 2025. I lavoratori e tempo determinato, cioè i precari, sono passati da 1,5 milioni del 1993 a 2,5 del 2025, un aumento del 60%. La quota salari sul PIL è passata dal 67,2% del 1975 all’attuale 52,5%, mentre la quota profitti è passata dal 32,8% del 1975 all’attuale 47,5%.