Gli Stati Uniti hanno finito i quattrini.
E il capitalismo finanziario statunitense sembra inesorabilmente destinato a saltare per aria.
Mettiamo in fila un po’ di dati.
Primo: rispetto al giorno precedente all’inizio dell’operazione Epic Fury, i rendimenti dei titoli di Stato decennali statunitensi sono aumentati di 62 punti base, cioè dello 0,6%. Come due manovre della banca centrale. E con un costo di circa 250 miliardi l’anno.
Secondo: secondo l’Ufficio per il Bilancio del Congresso, nel 2026 gli USA spenderanno oltre 1.000 miliardi in interessi. E questo prima degli ultimi aumenti dei rendimenti. Aggiungici la spesa militare (che Trump vuole aumentare del 50% in un colpo solo) e i megasussidi per l’Intelligenza Artificiale (che Trump ritiene essenziali per mantenere l’egemonia USA), ed ecco fatta la frittata: il rapporto debito/PIL è destinato a crescere senza sosta.
Terzo: visto che quello USA è di gran lunga il PIL più grande del mondo, questo significa che il peso relativo del debito statunitense è destinato a esplodere. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il debito pubblico USA nel 2008 rappresentava poco più del 15% del debito pubblico globale complessivo. Oggi è al 40%. Entro la fine del decennio sarà oltre il 50%. Questo significa che gli USA, per restare in piedi, dovranno convincere una quantità sterminata di capitali a comprare il loro debito.
Quarto: per farlo, dovranno competere con le altre “honey pot” dei flussi di capitale. Peccato che la principale sia anch’essa negli USA: i mercati azionari. Dopo la flessione del 2025, dall’operazione Epic Fury in poi, i mercati azionari statunitensi sono tornati a pesare circa il 50% dei mercati azionari globali. Ed è solo l’inizio. Nei prossimi mesi gli USA si apprestano a varare tre tra i più grandi esordi in borsa della storia del capitalismo globale: Anthropic, OpenAI e SpaceX. In tutto fanno altri 3-4 mila miliardi. Più della capitalizzazione di Italia, Spagna e Germania messe insieme. E visto che la crescita degli indici azionari è uno dei pochi motori di crescita economica rimasti negli USA, comunque la giri, caschi male.
Quinto: la Cina conferma che l’ultimo modello di DeepSeek ha prestazioni comparabili ai modelli più avanzati made in USA, ma è molto più efficiente. E può basarsi su hardware Huawei. La ricerca del monopolio statunitense nell’AI — l’unico elemento che potrebbe giustificare le dimensioni della bolla — continua quindi a subire discrete batoste. Risultato: oggi il KOSPI è cresciuto di quasi il 9%. A trainarlo sono state SK Hynix e Samsung, che da sole pesano per metà della capitalizzazione del mercato sudcoreano e che sono le principali concorrenti globali del Big Tech USA. I capitali sono alla ricerca di alternative alla bolla statunitense.
Sesto: a quanto pare la delegazione guidata da Forrest Trump a Pechino cercava anche di convincere Xi a salvare il capitalismo finanziario USA con i risparmi dei cinesi. Secondo i mercati, è andata piuttosto male, e il giorno dopo il summit i rendimenti dei titoli di Stato USA sono ulteriormente aumentati. D’altronde, la batosta iraniana come leva per convincere i cinesi non era un granché.
Il tentativo disperato di Forrest Trump di invertire il declino degli USA, prima con la guerra commerciale e poi con la guerra guerreggiata, sembra essere stato un colossale buco nell’acqua.
Sarebbe il caso di organizzarsi per evitare che il prezzo venga scaricato interamente sulle nostre spalle di sudditi dei paesi vassalli.
Ci vediamo qui
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