La smemoratezza non è preoccupante, né per lo smemorato, né per gli altri.
Distrae dalla quotidianità. Offre un’alternativa ai fatti, lascia spazi per riempirli di parole nuove, di facce nuove.
Quando a 8 anni, non volendo sentii i miei genitori parlare di me, capii di non avere quasi niente in comune con loro: parlavano di qualcuno che non conoscevo. Li ho amati, ma non capiti. Non li ho dimenticati.
Oggi scrivo non per ricordare, ma per reinventarmi tutto, per cancellare e ricostruire visi e fatti che mi girano da tanto tempo intorno e ridono insieme a me; non di me.
Lasciatemi l’emozione, e tenetevi pure la memoria. lo non la voglio, perché è una truffa, e non la si può nemmeno portare in tribunale perché vincerebbe lei. La memoria non è con me, ma contro di me.
Sono anni che provo ad allontanarla, cancellarla, l’ho anche presa a schiaffi, a spintoni, e lei subisce tutto pur di restarmi in testa come un cappello di carta velina. lo non la voglio e lei lo sa. Ma qualche volta mi cade in braccio, e mi tocca cullarla. L’ho sentita anche ridere, ieri.
Non voglio più storie complicate, non voglio il passato, voglio solo dei giorni chiari, semplici, senza costrizioni, senza cose da fare, da capire, da accettare. Mi piacerebbe una passeggiata molto lunga tra gli alberi. Ne ho proprio bisogno, ma non ritroverei la strada del ritorno.
~Monica Vitti~
“Il letto è una rosa”
#saggezza@omeopatia22