Questa è la storia dell’uomo: le prime parole, i primi passi, il primo giorno di scuola, il primo amore, il primo infarto.
Poiché ieri Giovanni vi ha spaventati tutti — e anch’io mi sono spaventata non poco — ho deciso di preparare una nuova selezione: questa volta dedicata al cuore. In tutte le sue manifestazioni.
Ho raccolto opere della letteratura russa in cui il cuore non è semplicemente un organo, ma un centro di significato: il confine tra la vita e la morte, tra il sentire e il vuoto, tra l’umano e il non umano.
IL CUORE NEL TITOLO
❤️ Cuore di cane (1925)
Michail Bulgakov
Il professor Preobraženskij trapianta a un cane randagio l’ipofisi di un ubriacone morto e ottiene qualcosa che non si lascia spiegare né dalla scienza né dall’educazione. Bulgakov non ha scritto soltanto una satira sulla rivoluzione, ma ha messo su una riflessione sulla natura umana: il fatto di avere un cuore umano nel petto non rende una creatura un essere umano. Qui il cuore è un organo che si può trapiantare, ma non educare, e questo è più spaventoso di qualsiasi intervento chirurgico.
❤️ Il cuore di Parma (2003)
Aleksej Ivanov
Quindicesimo secolo, Urali, scontro tra la Parma pagana e lo stato moscovita. Qui il cuore non è una metafora, ma letteralmente il centro del mondo: un luogo di potenza in cui si scontrano storia, fede ed elementi naturali. Ivanov scrive in modo tale che si sente il freddo del fiume e l’odore della resina, e si capisce: ogni terra ha il proprio cuore, e non lo si può conquistare, lo si può solo trafiggere. Uno dei migliori romanzi storici russi degli ultimi trent’anni.
❤️ Cuore ardente (1869)
Aleksandr Ostrovskij
Una commedia su una ragazza dal cuore ardente in un mondo governato dal freddo calcolo. Paraša vive di passione, slancio, è indomabile moralmente, e questo la rende estranea tra persone che da tempo hanno deciso di vivere diversamente. Ostrovskij ha scritto di come un “cuore ardente” non sia né una virtù né un vizio, ma una forza che semplicemente non coincide con la norma. Attualissimo.
IL CUORE NON RESISTE
❤️🩹 Il dottor Živago (1957)
Boris Pasternak
Uno dei finali più potenti della letteratura russa: Živago muore d’infarto su un tram al centro di Mosca, in movimento, nel caldo soffocante, da solo. Il cuore semplicemente si ferma. Pasternak ha scritto di ciò che accade quando un’epoca pretende troppo dall’uomo: rivoluzione, guerre, perdite, un’emigrazione interna al proprio paese e alla fine il cuore non regge, non per malattia, ma per tutto questo insieme. Il romanzo vinse il Nobel, che a Pasternak non fu permesso di ritirare.
💔 Il braccialetto di granati (1910)
Aleksandr Kuprin
Il telegrafista Želtkov ama la principessa Vera per sette anni in silenzio, a distanza, senza la minima speranza. Quando il marito e il fratello di lei vanno da lui e gli chiedono di smettere, capisce che obbedirà e a quel punto si spara. Kuprin ha scritto di un cuore spezzato portato al limite: non di debolezza, ma di un amore di tale intensità che è impossibile condividerlo e altrettanto impossibile liberarsene. “L’amore deve essere una tragedia” non è una bella frase, è una diagnosi.
IL CUORE SI SPEGNE
🖤 Ionich (1898) Anton Čechov
Ionyč
Un giovane medico arriva in provincia, si innamora, viene respinto e gradualmente si trasforma in un borghese benestante, indifferente, soddisfatto. Čechov non ha scritto di un amore infelice, ma di ciò che accade al cuore quando smette di battere con tutta la sua forza: non si spezza ma semplicemente si affievolisce. Ionyč è la storia di una necrosi. Silenziosa, impercettibile, irreversibile.
🖤 Lo scambio (1969)
Jurij Trifonov
La madre del protagonista ha avuto un infarto e sta morendo. Il figlio e la nuora cercano di dividere l’appartamento mentre la madre è ancora viva. Qui l’infarto è il punto in cui si rivela l’intera struttura morale della vita: chi è chi, fino a dove è disposto ad arrivare, cosa chiama amore. Trifonov ha scritto tutto questo senza alzare la voce, in modo quieto e crudele, come accade davvero nella vita.