Ma ci scandalizziamo per la nostra stessa indifferenza nei Suoi confronti? Egli ha chiesto a Paray-Le-Monial l’Ora Santa del giovedì sera e la comunione del primovenerdìdel mese. Chi se ne preoccupa? Nel corso delle sue giornate, un vero cristiano deve pensare a Dio decine di volte: offrirgli le proprie sofferenze, ringraziarlo per le proprie gioie, ammirarlo nella bellezza della natura, chiedergli consiglio nelle proprie decisioni, affidargli una persona in difficoltà, ecc. E alzare spesso gli occhi verso di Lui senza motivo, anche solo per un secondo, solo per lodarlo. Si chiamano preghiere spontanee.
Al di là dei nostri peccati di pensiero, la corona di spine ha un secondo significato molto importante. Infatti, volendo schernire Gesù, i carnefici finiranno per rendere una testimonianza della Sua Regalità (1). È ciò che farà anche Pilato in seguito sul cartello della croce: «Gesù di Nazaret, Re dei Giudei». Infine, sarà Gesù stesso ad affermarlo durante il suo interrogatorio: «Tu lo dici, io sono Re» (Gv 18,37). E prima della sua Ascensione, Gesù proclamerà questa Regalità nel senso reale del termine: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e istruite tutte le nazioni. (Mt 28,18)»
Un famoso cardinale del XIX secolo, il cardinale Pie, farà questa giusta osservazione su queste parole di Gesù: «Notate, fratelli miei, Gesù Cristo non dice tutti gli uomini, tutti gli individui, tutte le famiglie, ma tutte le nazioni. » Il fatto che Gesù Cristo sia non solo il Re dei nostri cuori, delle nostre famiglie, ma anche il Re di tutte le nazioni, cioè di tutte le società, è una realtà insegnata dai papi. Ed è uno dei punti più contestati dei tempi moderni, perché essenziale. Papa Leone XIII lo spiegherà in modo estremamente chiaro: «Colui che è il Creatore e anche il Redentore della natura umana, il Figlio di Dio, è il Re e il Signore dell’universo e possiede un potere sovrano sugli uomini sia presi singolarmente, sia riuniti in società. La legge di Cristo deve quindi avere un valore tale da servire a dirigere e governare non solo la vita privata, ma anche quella pubblica». Enciclica De Christo Redemptore, 1900.
Sulla sua scia, l’11 dicembre 1925 Papa Pio XI pubblicherà l’enciclica Quas Primas, con la quale viene istituita la festa di Cristo Re: «È del tutto evidente che il nome e la potenza di Re devono essere attribuiti, nel senso proprio del termine, a Cristo nella sua umanità; poiché solo di Cristo in quanto uomo si può dire: Ha ricevuto dal Padre la potenza, l’onore e la regalità; in quanto Verbo di Dio, consustanziale al Padre, non può non avere tutto in comune con il Padre e, di conseguenza, la sovranità suprema e assoluta sulle creature». Papa Pio XI ricorda poi le parole dell’angelo Gabriele che attesta questa Regalità: «Ricordiamo solo il messaggio dell’arcangelo che annuncia alla Vergine che Ella genererà un Figlio, che a questo Figlio il Signore Dio darà il trono di Davide, Suo padre; che Egli regnerà eternamente sulla casa di Giacobbe e che il Suo regno non avrà fine».
Infine, papa Pio XI conclude: «La Sua regalità [di Cristo, ndr] esige che l’intero Stato si regoli secondo i comandamenti di Dio e i principi cristiani, sia nella legislazione che nell’amministrazione della giustizia, nonché nella formazione della gioventù a una sana dottrina e a una buona disciplina dei costumi. » Ed è proprio questo che Satana si impegna a distruggere. Infatti, una società cristiana il cui governo e le cui leggi si conformano alle leggi divine offre un potente quadro terreno per aiutare le anime ad andare in Paradiso. Al contrario, una società atea e laica, separata da Dio, permette con le sue leggi di pervertire gli uomini, di separarli da Dio e di condurli all’Inferno. Pio XI definisce questo laicismo «la peste della nostra epoca» e il cardinale Pie dirà: «L’errore dominante, il crimine capitale di questo secolo, è la pretesa di sottrarre la società pubblica al governo e alla legge di Dio». È la famosa “separazione tra Chiesa e Stato”, sofisma che in realtà significa eliminare Dio dalla società.