L’Anti-Italia
Maurizio Blondet 3 Aprile 2026
Antonino Galloni (economista): «La Prima Repubblica per me finisce già nel 1981 col divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia. Lì inizia la mia crociata. Ero sostenuto da Federico Caffè, da Carlo Donat-Cattin, da Craxi e da tanti altri personaggi. C’era anche un gruppetto nel Partito Comunista che poi fu fermato da Ciampi, purtroppo con l’avallo di Berlinguer. All’epoca ero inserito nella “sinistra sociale” della Dc e insegnavo all’Università Cattolica di Milano. C’era stata una campagna di stampa a mio favore, perché avevo avvertito che, dopo il divorzio fra Tesoro e Bankitalia, il debito pubblico sarebbe raddoppiato, superando il Pil, e la disoccupazione giovanile avrebbe superato il 50%».
«Era il 1989 quando Andreotti mi scrisse: “Aveva ragione lei, professore. Ci dà una mano per cambiare l’economia di questo paese?”. Incontrai il suo braccio destro, Paolo Cirino Pomicino, e gli dissi: “Voi mettetemi a capo del ministero del bilancio, poi al resto penso io”. Li lasciai sbalorditi, non immaginavo che accettassero. Invece un giorno mi mandarono a prendere dai carabinieri mentre ero in vacanza con la famiglia, a Fondi: dovevo precipitarmi a Roma e assumere quell’incarico. Cirino Pomicino mi mise anche a disposizione 27 professori universitari che si erano riavvicinati alle idee keinesiane, abbandonate dall’Accademia e dal mondo politico dalla fine degli anni ’70».
«Il ministro mi spiegò che, per il governo, la priorità era combattere l’inflazione. Per me, ribattevo io, la vera priorità era tornare ad un regime di collaborazione fra Banca d’Italia e pubblica amministrazione, perché questo poi avrebbe avuto anche effetti sull’inflazione stessa. Avrebbe frenato il debito pubblico, perché la banca centrale comprava i nostri titoli: questo era stato il segreto della situazione pre-divorzio fra Tesoro e Bankitalia, il segreto che aveva contribuito a farci diventare la quinta potenza industriale del mondo, la quarta potenza manifatturiera».
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