❌️🇮🇹IN NOME DI ALLAH, il Clemente, il Misericordioso. VOTA PD. Non è satira. Non è un esperimento sociale. È un volantino elettorale. Stampato, distribuito e pubblicato sui social da due candidati bengalesi del Partito democratico di Marghera, per le comunali veneziane del 24 e 25 maggio 2026.
L'invocazione ad Allah in apertura. Il saluto islamico subito dopo. Il testo in bengalese. L'italiano ridotto a tre parole: "Vota PD" e "Municipalità". I candidati si chiamano Ardul e Sumiya Begum. Lei in hijab. L'obiettivo dichiarato: la moschea a Mestre.
Il Partito Democratico non solo li ha candidati e presentati dal palco del teatro Dante di Mestre. Li ha pure difesi. "Tradurre un volantino significa voler parlare con tutti", ha risposto la sezione di Marghera a chi protestava. Come se aprire un volantino elettorale con "Nel nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso" fosse una traduzione e non una professione di fede.
Quell'invocazione ha un nome: Bismillah. Non è un saluto. Non è un'espressione culturale. Non è un modo carino per dire buongiorno in un'altra lingua. È la formula sacra che apre ogni sura del Corano tranne una.
L'atto di sottomissione alla volontà di Dio che ogni musulmano pronuncia prima di mangiare, prima di pregare, prima di compiere qualsiasi azione significativa. Metterla in cima a un volantino elettorale significa una cosa sola: questo voto è un atto di fede.
Non di cittadinanza. Di fede.
Quella fede porta con sé un sistema giuridico, politico e sociale che ha un nome: sharia. Legge coranica.
Prevede il ripudio unilaterale della moglie. La poligamia. La testimonianza della donna che vale la metà di quella dell'uomo. L'eredità dimezzata rispetto al fratello maschio.
Il divieto per la donna musulmana di sposare un non musulmano. La pena di morte per chi abbandona la fede. L'omosessualità come crimine, punito con la morte in dodici paesi islamici. Non è un'interpretazione estremista. È dottrina. Sta scritto.
Il PD che diffonde quel volantino è lo stesso del ddl Zan. Delle quote rosa. Dell'asterisco e della schwa. Della Boldrini che corregge chi dice "il ministro" invece di "la ministra". Del Pride in piazza con i dirigenti in prima fila. Della Segre senatrice a vita contro ogni discriminazione. Lo stesso partito che attacca il crocifisso nelle aule, contesta il presepe nelle scuole, insorge se un politico nomina il Vangelo in un comizio. Il partito della laicità come dogma.
Il PD apre un volantino elettorale con l'invocazione ad Allah.
Dove sono le femministe? La Schlein tace. La Boldrini tace. Le intellettuali che insorgono se un uomo dice "signorina" non hanno una parola per un sistema che riduce la donna a metà di un uomo davanti alla legge.
Perché quei voti servono. Quando servono i voti, il femminismo diventa negoziabile. La laicità diventa negoziabile. I diritti delle donne, degli omosessuali, degli apostati diventano merce di scambio.
Il prezzo è scritto sul volantino: una moschea a Mestre.
Proviamo un esercizio. Salvini stampa un volantino: "Nel nome della Vergine Maria, Madre di Dio, vota Lega." In italiano. Per elettori italiani. In Italia.
Quanto dura prima che Repubblica, Corriere, La7, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, Il Domani, Gramellini, Saviano, intellettuali prêt-à-porter, CGIL e, tanto per non perdere una polemica, perfino l'ANPI chiedano le dimissioni e l'intervento del Quirinale? Dodici ore. Forse sei.
A Marghera il PD lo fa in bengalese, invocando Allah, e chi lo segnala diventa razzista.
Il volantino non è bilingue. È scritto in bengalese con il logo del PD. Non si rivolge ai cittadini di Marghera. Si rivolge alla comunità islamica bengalese. Non include. Esclude. Crea un canale riservato tra il partito e una comunità religiosa, invisibile al resto dell'elettorato. Un patto che i veneziani non possono nemmeno decifrare.