RIPARARE LE TURBINE DELLA VITA parte 1
(Di P. Coffaro)
Per decenni, la biologia ci ha insegnato a considerare i mitocondri semplicemente come i generatori di corrente della cellula, strutture il cui unico compito è bruciare ossigeno e nutrimento per produrre una molecola energetica chiamata ATP. Tuttavia, la scienza moderna sta rivelando una realtà molto più complessa... i mitocondri sono i veri e propri responsabili della nostra sopravvivenza, i decisori ultimi che stabiliscono se una cellula debba prosperare, difendersi o andare incontro a una fine programmata.
Quando queste centrali funzionano a pieno regime, la vita scorre fluida, i tessuti si rigenerano e la mente rimane lucida. Ma cosa accade quando il mondo esterno inizia a sabotarlii? Non stiamo parlando di guasti improvvisi e catastrofici, ma di una forma sottile e silenziosa di erosione che oggi definiamo disfunzione mitocondriale. Per comprendere questo processo, dobbiamo guardare oltre la semplice stanchezza e osservare la biochimica dell'interazione tra l'uomo e l'ambiente moderno. Esistono infatti sostanze chimiche e agenti biologici che agiscono come veri e propri ostacoli meccanici per questi motori molecolari.
Cercheró di spiegartelo con delle analogie per remderlo il più possibile comprensibile. Prendiamo ad esempio il processo di produzione dell'energia. All'interno del mitocondrio esiste una catena di montaggio chiamata catena di trasporto degli elettroni, che termina con una sorta di turbina rotante straordinaria. Questa turbina gira a velocità incredibili, migliaia di giri al minuto, per sintetizzare l'energia. Alcuni inquinanti ambientali, come certi composti derivati dallo stagno o residui industriali che troviamo nelle plastiche e nei rivestimenti delle lattine, agiscono come se qualcuno lanciasse una chiave inglese tra gli ingranaggi di questa turbina. Quando questo accade, il flusso di elettroni si interrompe o diventa dispersivo.
L'energia non viene più prodotta in modo efficiente e, cosa ancora più grave, la centrale inizia a emettere fumo, ovvero produce radicali liberi che danneggiano le pareti stesse della cellula. Questo danno non si limita alla carenza energetica. I mitocondri possiedono una membrana esterna che funge da guardiano. Se questa membrana viene compromessa da tossine come quelle prodotte dalle muffe in ambienti umidi o da metalli pesanti, il mitocondrio inizia a inviare segnali di emergenza al resto della cellula.
Uno dei processi più necessari del nostro corpo è l'apoptosi, ovvero il sulcidio assistito di una cellula danneggiata per evitare che diventi pericolosa. Tuttavia, alcune tossine e molti virus comuni hanno imparato a bloccare questo interruttore di sicurezza. Il risultato è la creazione di cellule z0mbie, che non sono né vive e funzionali, né morte e rimosse. Queste cellule rimangono nel corpo in uno stato di senescenza, continuando a emettere messaggi chimici infiammatori che irritano i tessuti circostanti e accelerano l'invecchiamento.
Oltre ai danni chimici diretti, dobbiamo considerare l'impatto delle sostanze persistenti che ormai permeano il nostro ecosistema, come i composti perfluorurati utilizzati per rendere i materiali impermeabili o antiaderenti. Queste molecole possiedono legami chimici talmente forti da essere praticamente indistruttibili per i nostri sistemi di disintossicazione naturale. Una volta entrate nell'organismo, esse si inseriscono nelle membrane mitocondriali, alterandone la permeabilità e la comunicazione elettrica. È come se le pareti della centrale elettrica diventassero improvvisamente porose, lasciando fuggire la pressione necessaria per far girare le turbine.
Continua…
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