Stipendi Pubblici: Il Governo "Scopre" gli Enti Locali, Ma Dimentica la Scuola – Una Beffa per DSGA e Personale Scolastico
In un mondo dove le sorprese non finiscono mai, il ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo ha illuminato le nostre menti con una rivelazione epocale: non esistono solo i ministeri centrali! Sì, avete letto bene. In Italia, quel paese misterioso e pieno di burocrazia, ci sono anche gli enti locali – comuni, province, regioni – che, udite udite, sono "quelli più a contatto con i bisogni diretti del cittadino". E, ciononostante, i più penalizzati economicamente. Grazie, ministro, per averci aperto gli occhi su questa verità nascosta da secoli.
Ma non fermiamoci qui. Zangrillo, in una dichiarazione recentissima, ha annunciato che con la prossima Legge di Bilancio verrà creato un fondo apposito per "accelerare il percorso di perequazione tra le retribuzioni dei ministeri centrali e quelle degli enti territoriali". Un atto di giustizia tempestivo, come lo definisce lui, per colmare lo "spread" salariale accumulato negli ultimi 20 anni. Finalmente, i dipendenti comunali e provinciali potranno aspirare a stipendi paragonabili a quelli dei colleghi ministeriali. Che sollievo! Giorgetti, ex sindaco, capirà sicuramente l'importanza, come ha sottolineato lo stesso Zangrillo.
Peccato che questa "scoperta" arrivi con un tempismo sospetto e selettivo. Mentre il governo si affanna a pareggiare gli stipendi degli enti locali – che, sì, sono importanti, ma non più di altri settori – il personale scolastico continua a languire nei bassifondi della classifica retributiva della Pubblica Amministrazione. Parliamo di DSGA, insegnanti, ATA: figure essenziali per far funzionare il sistema educativo, ma trattate come lavoratori di serie B.
Secondo dati recenti, la retribuzione media nel comparto Istruzione e Ricerca è inferiore del 22,95% rispetto alla media della PA, con una differenza di circa 8.587 euro annui.
Un insegnante guadagna circa 8.000 euro in meno all'anno rispetto a un dipendente ministeriale. E i collaboratori scolastici? Prendono poco più del reddito di inclusione, con stipendi che sfiorano la soglia della povertà. Oggi, chi lavora a scuola guadagna meno di un infermiere, 450 euro in meno al mese rispetto a un dipendente dei ministeri e ben 13.000 euro annui in meno rispetto a un dipendente degli enti locali. I DSGA, responsabili della gestione amministrativa delle scuole, non se la passano meglio: nonostante il loro ruolo cruciale, i loro stipendi rimangono tra i più bassi del pubblico impiego, con disparità evidenti rispetto ad altri comparti. Abbiamo responsabilità e compiti paragonabili a quello dei dirigenti scolastici, senza esserlo giuridicamente ed economicamente. Firmiamo documenti contabili come bilanci preventivi e consuntivi, siamo agenti contabili e responsabili di tutti i beni della scuola e del fondo economale come i dirigenti delle altre PA, ma abbiamo stipendi e indennità paragonabili a quelli di un istruttore amministrativo nemmeno di un funzionario di un ente locale! Senza nemmeno buoni pasto o bonus vari assegnati ai docenti.
E qui arriva il colpo di grazia: mentre Zangrillo e il suo collega Valditara programmano l'impoverimento del comparto scolastico, il governo sceglie di priorizzare gli enti locali. Perché? Forse perché i ministeri e gli enti territoriali sono più "visibili" politicamente? O perché la scuola, con i suoi milioni di studenti e famiglie, è un settore che può aspettare all'infinito? Questa perequazione selettiva non è giustizia: è ipocrisia pura. Si colma un divario per crearne un altro, lasciando il personale scolastico – già stressato da classi pollaio, burocrazia asfissiante e risorse scarse – a combattere con stipendi che non riflettono minimamente il valore del loro lavoro.