Lo stato contro la famiglia
L’art. 30 della Costituzione sancisce il dovere per i genitori di mantenere, istruire ed educare i figli. Non dice in quale contesto e con che metodi vadano istruiti ed educati e con quale tenore di vita vadano mantenuti.
Ovviamente in caso di abusi i bambini vanno tutelati, ma nel caso della famiglia del bosco, di cosa parliamo esattamente? Non si comprende affatto!
Se i bambini Travallion erano mantenuti, istruiti ed educati dai genitori in modo pacifico e rispettoso delle leggi e del prossimo, cosa non negata nella sentenza del giudice , cos’ha fatto scattare quelle misure incomprensibili, che sempre di più sanno di violenza e abuso da parte dello stato?
Perché, se la famiglia è il primo fondamentale nucleo della società, ci si accanisce così violentemente nei suoi confronti?
Quello che traspare dagli articoli e dalle interviste è che gli apparati dello stato hanno intrapreso un braccio di ferro con i genitori perché ne hanno contestata e quindi sospesa la capacità genitoriale e questi, logicamente, non accettano la sentenza. Chi l’accetterebbe?
D’altronde i bambini hanno ricevuto istruzione parentale, sono ben nutriti, affezionati alla famiglia di origine, sinceramente provati per esserne stati allontanati.
Su quali presupposti si basa questa vera e propria violenza di stato? Quale assistente sociale o psicologo può contestare un metodo educativo in assenza di disagio da parte del minore?
E questi bambini non conoscevano disagi finché lo stato non si è arrogato del diritto di infliggerli loro.
Uno stato rappresentato da pubblici ufficiali inadeguati a svolgere il loro compito, che avrebbe dovuto essere quello di tutelarli nel rispetto della libertà di scelta educativa della famiglia.
Ultima assurda violenza, decretare l’allontanamento della madre dalla struttura che li ospitava e il loro trasferimento in altra struttura.
Una sentenza che fa orrore, perché motivata solo dall’incapacità palese degli apparati sociali e giudiziari di fare un passo indietro rispetto agli errori, per non dire orrori commessi nei riguardi di gente indifesa e incapace di sottomettersi per quieto vivere all’autorità costituita.
A mio parere, gli apparati statali che si sono misurati con questo caso pretendevano che la famiglia si ritirasse dalla visibilità pubblica, assumendosi la responsabilità dei loro errori, per salvarsi la faccia, ma hanno trovato pane per i loro denti: una madre che non accetta di riconoscere colpe che non ha per coprire i loro abusi, le loro mancanze ed incapacità.
Questo non hanno accettato e ora con questo atto vogliono educare in realtà i genitori per non aver abbassato la testa, inasprendo le disposizioni e danneggiando i bambini, che non si riavranno mai più da questi traumi.
Una società che riconosce la possibilità di far cambiare sesso ai minori, che non vigila sulle case famiglia, che tollera la pedofilia nelle alte sfere del potere, non ha il diritto di giudicare chi vuole allevare e crescere i propri figli lontano da tutto ciò.