Il recente caso del bambino di due anni e mezzo morto a Napoli, in seguito alla gestione scorretta di un trapianto di cuore, ha riportato l’attenzione sulla donazione degli organi, ma ha anche generato molta confusione su una pratica fondamentale per salvare ogni anno la vita di migliaia di persone. Tra la scelta di donare e il momento del trapianto sono previsti molti passaggi, controlli e garanzie, ma niente può azzerare i rischi.
Ci sono, al momento, sette persone indagate e abbiamo già la conferma che per il trasporto è stato usato ghiaccio secco, quindi anidride carbonica allo stato solido e a una temperatura di -78 *C, al posto del ghiaccio normale, che mantiene una temperatura di 4 *C. Ma sembra che non sia l'unica cosa a essere andata storta. In questi giorni stanno emergendo nuovi particolari, abbastanza inquietanti, che dovranno essere chiariti nell'inchiesta.
Nella puntata di oggi di Ci vuole una scienza proviamo a mettere in fila tutti i passaggi di un trapianto: dai criteri per la determinazione della morte del donatore (in Italia abbiamo quelli più rigidi), al prelievo (operato dai chirurghi dell'ospedale del destinatario), al trasporto (che deve essere fatto entro certe tempistiche e condizioni di conservazione codificate da protocolli rigidi), all'impianto (anche qui, con protocolli rigidi su quando devono iniziare le operazioni preliminari sul paziente ricevente), alle cosiddette liste d'attesa, che sono dinamiche e specifiche per ogni organo e si basano su sistemi complicatissimi di punteggi e bonus che fanno sì che l'organo sia sempre destinato alla persona che ne ha più più bisogno e contemporaneamente ha più possibilità di sopravvivere.
C'è però un punto chiave di tutta questa vicenda, sollevato qualche giorno fa da Gerardo D'Amico che abbiamo ripreso al fondo della puntata: dove sono le istituzioni? Il Centro Nazionale Trapianti tace. Il loro sito è "fermo" ai primi di febbraio, non ci sono comunicati stampa sul caso e le risposte alle richieste di intervista rimandano il giudizio alla fine delle indagini.
Ministro della Salute e Presidente del Consiglio hanno espresso vicinanza alle famiglie e parlato in generale di "fare giustizia" sul caso.
Ma ci sono 15milioni di persone che hanno dichiarato la disponibilità a donare i propri organi, ce ne sono 8mila in lista d'attesa. Abbiamo un tasso di opposizione alle donazioni del 30% e la preoccupazione degli addetti ai lavori è che il disastro accaduto a Napoli possa far aumentare la sfiducia nel sistema e quindi ridurre ulteriormente la quota di donatori. Chi si fa carico di questo problema? Chi parla a quei 15milioni di persone? Chi dà loro garanzie che i loro organi, una volta donati, siano utilizzati al meglio?
Noi che facciamo informazione sulla scienza lo facciamo, ma non basta mica.
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